Una serata dedicata alle “ciotole che cantano”

Quando il Centro Studi Olistici ADA mi propose di tenere una conferenza all’interno del ciclo di incontri organizzati per l’Università del Benessere esitai un attimo prima di accettare. Mi chiesi a chi potesse interessare partecipare a una serata in cui si parlava di campane tibetane invece che farne esperienza (come accade per esempio in occasioni in cui vengono utilizzate per il rilassamento, la meditazione, il massaggio sonoro di gruppo, etc.).

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In realtà probabilmente la mia titubanza aveva una forma e un nome più precisi, tipo F.I.F.A. (anche A.N.S.I.A. o P.A.N.I.C.O. rendono l’idea). Tenere una conferenza non é certo come condurre un seminario, mi dicevo, l’argomento poi é delicato, si aspetteranno che ne parli in un certo modo, che dica certe risapute cose, mentre io ho una storia diversa da raccontare, un altro punto di vista sulle campane tibetane…e la vocina nella testa a ripetere “sicura che hai fatto bene ad accettare? e se poi non sei in grado?”. Piantala, vocina cara, ormai é fatta, impegno preso, stop.

Mi sbagliavo invece, su tutta la linea.  ada2

Venerdì sera c’erano ben più persone di quante immaginassi. Mentre attendevo che l’uditorio si accomodasse m’é salito un pizzico di agitazione, ma ero comunque felice ed entusiasta nel vedere tanta partecipazione.

Avevo portato con me dodici vecchie amiche, dodici splendidi esempi di un’arte nella lavorazione dei metalli sonori che si perde nella memoria dei popoli, e non solo in terra himalayana. Avevo anche degli appunti-ciambella-di-salvataggio, un canovaccio per dare qualche riferimento sulle origini delle campane, la composizione, le tante forme e dimensioni a seconda della provenienza.

Avevo appunti, dicevo, che ho lasciato da parte. Ho preferito andare a braccio e farle ascoltare invece, una ad una, usare il suono per riempire di senso le parole.

Molto di ciò che circola in rete riguardo alle campane tibetane é il risultato di fascinazioni new age: ho cercato di fare un po’ di luce, perché tradizioni così antiche meritano rispetto, mentre certe mistificazioni vanno esattamente nella direzione opposta.

Ho raccontato di come sono arrivate fino a me, cosa mi hanno insegnato in qualche anno di pratica quotidiana, quanto riesca ancora a sorprendermi il loro suono perfetto, immenso ed eterno. Ho stuzzicato domande nel pubblico (timido ma molto attento), domande che piano piano si sono fatte avanti e alle quali ho provato a rispondere per quella che é la mia esperienza, la mia comprensione fin qui.

Una piccola esperienza sonora per chiudere, per far capire quanto può essere diversa per ognuno. Impressioni, sensazioni, qualche domanda ancora. Qualcuno si é avvicinato per vederle da vicino, qualcun altro ha chiesto di suonarne una. Mi parevano contenti della serata trascorsa insieme.

Anche loro, le campane, erano contente. Le conosco bene e me ne accorgo. Interagiscono (vibrando) con l’ambiente circostante, e se non ci sono troppe distorsioni il suono che producono é più ricco di armonici, più rotondo e ampio.

Ma questa é un’altra storia…

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Tante grazie a tutti coloro i quali sono intervenuti e ad Anahì e Monica per l’ospitalità, é stata un’esperienza bella ed emozionante.

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Informazioni su draghiblu

Mi chiamo Paola Spinelli, sono un Operatore Professionale TuiNa. Il mio più che un lavoro é un mestiere: come un liutaio contribuisce alla musica col suo sapere d'artigiano, io cerco di restituire alle persone la loro 'giusta accordatura', lavorando sul loro equilibrio energetico con strumenti e tecniche che hanno più di cinquemila anni di storia e di esperienza. Siamo musica, é bello risuonare con ciò che ci circonda. Questo é il mio blog, leggete, scrivete, chiedete.

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